| Tindari e il Santuario della Madonna Nera |
| Tindari, l’antica Tyndaris, è un sito archeologico greco che domina, dall’alto di un promontorio di roccia, sul Golfo di Patti, in provincia di Messina, costa nord-orientale della Sicilia. Gli scavi di Tyndaris sono la testimonianza di un’antica colonia greca fondata nel 396 a.C. dai Siracusani (Dioniso I). Occupata dai Cartaginesi durante le guerre puniche, la colonia di Tindari attraversò un periodo di grande splendore in epoca romana, e fu in seguito distrutta dagli Arabi nel IX sec. d.C. Per l’ottima posizione del sito, da cui si può godere di un’ottima vista panoramica sulla costa tirrenica fino a Milazzo ed alle isole Eolie , Tindari ebbe grande importanza strategica, e le ragioni della sua edificazione furono sicuramente motivate da esigenze difensive. Simbolo dell’architettura greca sono le mura del III sec a.C. che proteggevano la città, grazie anche alle torri di vedetta, ed il Teatro Greco del III-II sec. a.C, che mostra segni di rimaneggiamento risalenti al periodo romano. Da visitare anche un edificio termale, un mercatino, e una casa nobiliare di epoca romana che presenta pavimentazione a mosaico . Nei pressi del sito è presente un piccolo museo, l’Antiquarium, che conserva resti architettonici e scultorei (fra cui una testa dell’imperatore Augusto), iscrizioni e ceramiche. Sull’area occupata anticamente dall’agorà, a strapiombo sul mare, sorge il Santuario della Madonna di Tindari, struttura superstite sopravvissuta alla distruzione araba. Il culto della Madonna Nera di Tindari, che ogni anno richiama numerosi turisti e pellegrini in visita al santuario, risale alla scoperta di una statua bizantina della Vergine Maria in legno scuro del VI-V sec. d.C, sulla spiaggia sottostante, nei pressi di Oliveri, un piccolo paese. Secondo la leggenda il forziere contenente il Simulacro della Madonna di Tindari sarebbe stato abbandonato dall’equipaggio di una nave di passaggio dopo una tempesta. L’attuale santuario sorge sulle rovine di una struttura, già esistente durante il dominio dei Bizantini, che andò distrutta nel 1544 ed oggi ricostruita grazie al contributo dei fedeli. Dal piazzale antistante il santuario è possibile godere di un magnifico panorama caratterizzato da una lingua di sabbia che entra nel mare e da alcuni laghetti di acqua salmastra. Questo tratto di costa situato proprio sotto lo strapiombo da cui domina il santuario di Tindari ha un’intensa aura di misticismo; un’eco strana quasi soprannaturale nasce dalla ripida roccia, alimentando questa strana sensazione. Alcuni anni fa le numerose cartoline della zona ritraevano la strana forma che questa lingua di sabbia aveva assunto: più che una foto l’immagine era simile ad un dipinto che mostrava i contorni della Vergine Maria con le mani giunte in preghiera. Una leggenda narra infatti di una bambina caduta in fondo allo strapiombo e salvata miracolosamente dalla Madonna Nera, davanti agli occhi della madre. |
